Artigianato
Ubaldo Badas avvia una radicale modernizzazione dell'artigianato sardo attraverso una stretta sinergia con l'I.S.O.L.A. (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano), ente di cui assume la direzione artistica nel 1957 al fianco di Eugenio Tavolara.
La sua azione, sviluppata lungo gli anni Cinquanta e Sessanta, si focalizza sulla conversione delle manifatture tradizionali in produzioni per il design d'interni e la "casa moderna", ridefinendo il ruolo dell'artigiano in funzione di schemi progettuali rigidi e seriali. Al pari di Tavolara, Badas adotta un metodo in cui il disegno e il cartone preparatorio non sono opere autonome, ma strumenti di lavoro geometrici pensati per dialogare con le maestranze, semplificare l'esecuzione tecnica e ridurre i tempi di produzione.
Nel settore tessile, Badas impone una transizione nella manifattura di Bonorva, storicamente legata a tinte pastello e motivi antropomorfi o faunistici locali. Fornendo alle tessitrici, tra cui Giovannangela Senes, cartoni e disegni tecnici preparatori su carta quadrettata, introduce una forte sintesi visiva e un rigido ordine geometrico. La lavorazione avviene a telaio manuale orizzontale a licci tramite la tecnica della tela broccata a fili contati, denominata localmente a su agu (o a s'agu).
L'evoluzione stilistica emerge nitidamente nel passaggio dalle prime composizioni del 1960 circa – come il Modello Capre cancelli muretti (scheda 00226830), che rielabora in sequenze distinte elementi della flora e della fauna (asfodelo, capre) in lana policroma grigia, marrone e verde su ordito e trama di cotone neutro – a moduli più spiccatamente grafici e pop, come il tessuto a sei righe parallele con ottagoni blu e soli antropomorfi gialli intervallati da motivi a X rossi (scheda 00228694). La maturità di questo percorso si compie intorno al 1964 con il definitivo superamento del figurativo a favore dell'astrazione geometrica pura e della standardizzazione dei campionari. Lo testimoniano i modelli a tutto campo strutturati su reticoli ortogonali: il tessuto a maglie ortogonali e rettangoli blu con all'interno un motivo geometrico floreale stilizzato color crema su fondo in cotone grigio (scheda 00226829), i prototipi su griglie ortogonali blu con motivi floreali beige (schede 00228689 e 00228690) e la coppia di manufatti speculari in cotone beige e lana (schede 00229010 e 00229009), caratterizzati da una griglia quadrangolare blu che racchiude tre stelle color oro disposte a formare un rombo. Questi schemi nascono come modelli identici per garantire la replicabilità in serie dalle manifatture per il mercato del design contemporaneo. L'intero nucleo tessile è conservato a Sassari, nella Collezione ex I.S.O.L.A. (Padiglione Tavolara), come patrimonio inalienabile della Regione Autonoma della Sardegna.
Badas opera anche nella ceramica artistica e nella plastica tridimensionale, orientando i centri di Oristano e Assemini. In quest'ultimo centro guida e indirizza la produzione di Saverio Farci, ceramista proveniente da una famiglia di figoli. Il rapporto con Badas spinge Farci a superare i limiti dei manufatti tradizionali oristanesi, stimolando la creazione di sculture in ceramica smaltata come la "Gallina Matta" (1955) e l'adozione di rivestimenti sperimentali basati su ingobbi, vetrine e argille diverse. Questa produzione, ricca di suggestioni arcaiche e fiabesche nate dall'influenza di Badas, si affianca armonicamente agli altri settori d'eccellenza promossi dall'ente, tra cui spiccano la cestineria di Castelsardo — rinnovata sperimentalmente da Eugenio Tavolara attraverso variazioni geometriche a scacchiera o a cerchi eccentrici e documentata dal 1959 — e le oreficerie d'avanguardia, come i pendenti-scultura spazialisti disegnati da Mauro Manca (legato a Tavolara da profonda stima) e tradotti in oro dalla scultrice Maria Lauro nel 1968. Tutti questi manufatti sono conservati nella Collezione Storica I.S.O.L.A. al Padiglione Tavolara di Sassari.