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ubaldo badas

Pittura

La figura di Ubaldo Badas è storicamente associata alle grandi opere architettoniche e urbanistiche che hanno modernizzato Cagliari nel corso del Novecento.

Tuttavia, parallelamente alla sua attività pubblica, Badas ha coltivato per decenni una produzione pittorica e grafica straordinaria, rimasta a lungo inedita e sconosciuta al di fuori della sua cerchia familiare e privata (Ubaldo Badas pittore: I pennelli di Eupalinos, Comune di Cagliari, 2021). I suoi quadri, gelosamente custoditi dai parenti e dai nipoti, non erano destinati al mercato dell'arte, ma rappresentavano una vicenda intima e personale, un diario cromatico vissuto in solitudine.

Questa esigenza di totale libertà espressiva, lontana dai vincoli burocratici ed edilizi, trova una sponda fondamentale anche nella sua intensa attività nel campo del design demoantropologico e delle arti applicate. Tra il 1957 e il 1958, infatti, Badas assume la direzione artistica dell'I.S.O.L.A.(Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano), segnando – insieme a Eugenio Tavolara – una stagione di profondo rinnovamento per l'artigianato isolano.

In questo contesto, l'architetto sperimenta una commistione feconda tra "natura e cultura", traducendo la tradizione in geometrie moderne e collaborando con maestranze locali per il design di tessuti, ceramiche (come la celebre Gallina Matta del 1955) e cesteria. L'esperienza con l'I.S.O.L.A. diventa una vera e propria palestra di libertà formale: la stilizzazione geometrica e la sensibilità materica apprese plasmandone i manufatti artigianali segneranno profondamente il suo successivo passaggio alla tela.

A partire dagli anni Sessanta, e con particolare continuità durante tutti gli anni Settanta, Badas riduce progressivamente l'impegno nei cantieri e la progettazione architettonica per concentrarsi quasi esclusivamente sulla pittura. Dal punto di vista stilistico, i critici — tra cui Giorgio Pellegrini — inseriscono la sua produzione in una corrente "neo-espressionista mediterranea" e marcatamente informale. Nelle sue opere su masonite e a tecnica mista, la rigida geometria dell'urbanista sfuma in una forte e dirompente presenza della natura.

La sua pittura tardiva, culminata nella celebre serie intitolata "Eupalinos" — esplicito richiamo al dialogo di Paul Valéry sul legame profondo tra architettura e arte, riflette una reazione emotiva, intima e a tratti malinconica. Per Badas, l'astrazione pittorica diventa lo strumento ideale per contemplare e metabolizzare il tramonto del mondo e del futuro in cui aveva fortemente creduto in gioventù.

La pittura rappresenta così il "rovescio della medaglia" del grande progettista: uno spazio di totale libertà espressiva dove l'artista, libero dai vincoli burocratici e accademici che avevano segnato la sua carriera edilizia, riesce a posizionarsi a livello delle più avanzate avanguardie internazionali dell'epoca (I 5 sensi dell'arte, Videolina, 2021).